Flessibili quasi fragili

figli della civiltà incerta

Renato Mion Pontificio Ateneo Salesiano

La cultura della post-modernità sta costruendo un uomo ripiegato privatisticamente su se stesso in un atteggiamento di individualismo narcisista. Esso si differenzia dal precedente individualismo moderno per il suo eccesso di autoreferenzialità. Dall’individualismo “limitato” del modernismo si è passati nel post-modernismo ad un individualismo “globale”.

Il profilo dell’uomo super-individualista viene generalmente descritto come “un individuo puro, sprovvisto degli valori sociali e morali, ancora presenti nell’individualismo classico precedente. Oggi l’elemento essenziale è la sfera del privato (del personale), dei desideri mutevoli, delle soddisfazioni immediate e fugaci, del proprio benessere psichico e fisico, della propria autorealizzazione posta al centro dei propri interessi. Idea dominante è la convinzione che bisogna vivere il presente, senza progetti storici, senza tradizioni che costringano. La vita si sviluppa prevalentemente nell’ambito dell’effimero, nella paura del definitivo e nella incapacità della fedeltà, emancipata da ogni riferimento al Trascendente, vivendo nel mito dell’autonomia radicale della persona, che si sente autosufficiente, perché ha ridotto volontariamente il proprio mondo all’unica sfera dell’esistenza privata. Un individuo alla ricerca della felicità, narcisista e scettico, rivolto all’aspetto psicologico, attento ai sentimenti; la sua vita interiore è frammentata, priva di unità, motivata da desideri molto differenziati, incoerenti e spesso tra loro contraddittori”.


Giovani del 2000

  1. La vita dei giovani d’oggi è improntata anzitutto alla varietà delle esperienze. Essi tendono a non confinare la loro vita prevalentemente all’interno delle istituzioni (come la famiglia e la scuola) alle quali era ufficialmente demandata nel passato la funzione formativa, né attribuiscono a tutte le loro esperienze un significato prevalentemente unitario. In questo quadro, risulta assai flessibile il rapporto dei giovani con le istituzioni, oscillando costantemente tra una generale accettazione di esse e un inserimento selettivo, tipico di chi assume dai vari ambienti ciò che risponde ai propri bisogni, tralasciando le altre proposte, nel segno appunto della “selettività” e della “tolleranza”. Nel complesso, si registra una diffusa rivalutazione della famiglia da parte dei giovani, in un tempo in cui i rapporti genitori-figli sembrano esenti da conflitti e forti tensioni. Oltre che per le questioni materiali, la famiglia tende a essere rivalutata per la funzione affettiva, nonostante il perdurare in essa di divergenze di opinioni e di posizioni.
  2. La disaffezione nei confronti della sfera politica. Anche in questo caso, però, viene messo in discussione non tanto il valore della partecipazione politica in generale, quanto l’estraneità di un certo modo di fare politica dagli interessi della gente e della collettività.
  3. Collocarsi ai margini della società “ufficiale” ricercando tra le pieghe di esso le proprie possibilità espressive, senza impegnarsi a modificare le situazioni. Si sta all’interno della società ma con “la testa da un’altra parte”; si usufruisce dei vantaggi e delle opportunità (a livello di formazione, di tempo libero, di consumo ecc.) offerte dal sistema sociale senza identificarsi in esso; si frequentano i luoghi ordinari ma ci si sente pienamente vivi e partecipi perlopiù nei “non luoghi”, tra cui spiccano in particolare gli ambienti di evasione e di trasgressione e il fascino della notte.
  4. Questi fenomeni sin qui ricordati sono in parte bilanciati da varie forme di azione e di impegno sociale, di cui si rendono protagoniste minoranze non esigue di giovani. Negli ultimi 10-15 anni sono cresciuti l’impegno nel campo del volontariato socio-assistenziale (sia di matrice religiosa che laica) e la coscienza pacifista ed ecologica.
  5. Grande enfasi viene poi data dai giovani al gruppo dei pari, all’appartenenza a uno o più gruppi di amici, all’interazione tra coetanei. Gran parte della socializzazione delle giovani generazioni viene mediata dalle reti amicali e si sottrae per vari aspetti all’influenza delle agenzie formative tradizionali. I gruppi dei pari costituiscono per i giovani degli spazi-momenti di scambio affettivo e di confronto sui problemi personali, di compartecipazione delle vicende della vita quotidiana, di costruzione di solidarietà e di identità, di creazione di mode e modelli.
  6. Da ultimo, può essere interessante soffermarsi sul modo in cui i giovani rispondono al problema dell’identità in una società dai confini incerti. Dove i giovani cercano di maturare forme di inserimento sociale più elastiche rispetto a quelle del passato, proprie di soggetti che riflettono nelle strutture psicologiche e cognitive l’estrema differenziazione del sistema sociale.

L’ipotesi, è dunque di essere di fronte a un giovane flessibile alle varie circostanze e condizioni di vita. Prevale cosi l’assunzione di un’identità flessibile, di basso profilo, di debole intensità, che permetta al soggetto di essere “pendolare” tra diversi stati e situazioni.