Vademecum per i genitori

come possono passare incolumi attraverso l’adolescenza dei propri figli

Magda Apolloni

Se fatichiamo a riconoscere nell’adolescente scontroso il nostro bambino è perché egli non è più il nostro bimbo, rimane nostro figlio, continua ad avere bisogno di noi, anche se probabilmente non lo ammetterà mai, ma non è più quello di prima e così costringe anche noi a cambiare, a crescere con lui. È dotato di una buona dialettica e quindi non possiamo sperare di metterlo a tacere con argomentazioni che non convincono neppure noi; ha occhi vigili, pronti a registrare qualsiasi anomalia compaia nel loro campo visivo e quindi ci costringe alla coerenza, a comportarci come andiamo insegnando o perlomeno a pretendere solo ciò che anche noi siamo disposti a dare.

Ha memoria ineccepibile e un’innata repulsione ai compromessi, ciò che valeva ieri deve valere anche oggi e anche domani, ciò che si chiede a lui lo si deve esigere anche dal partner o dal fratello. È sicuramente una presenza scomoda, troppo schietta, troppo esigente… nessuno se l’andrebbe a cercare, ma, visto che c’è, perché non approfittarne? Perché non cogliere l’occasione per mettere ordine nella nostra vita di adulti? Per fare chiarezza nei nostri rapporti? Per ridefinire anche le nostre priorità? Per riorganizzare le nostre giornate in modo che non si riducano ad un lungo elenco di commissioni da sbrigare? Riscattiamo l’adolescenza dall’ombra del peso (le “lune”, gli sbalzi d’umore, le discussioni interminabili, l’inquietudine, l’insofferenza…) e proviamo a viverla all’insegna del dono, a coglierla come una sfida. Avere a che fare con un adolescente può aiutarci a tirare fuori il meglio di noi: capacità di ascolto, disponibilità al dialogo, apertura alle novità, umiltà e, non ultima, tanta pazienza. Se poi l’adolescenza continua a spaventarci, consoliamoci pensando che si tratta di un periodo della vita, non di una condizione perenne, è destinata in ogni caso a passare. A volte sembra non voler finire, sembra che questi ragazzi non siano disposti a crescere, ma…quanto siamo disposti noi a lasciarli andare? A detta degli esperti la tendenza a mantenere i figli bambini è una malattia, dei genitori s’intende, particolarmente diffusa nel nostro Paese. Perché? Per alcuni rappresenta uno scongiuro contro la vecchiaia, per altri un tonico per la salute della coppia (il comune impegno genitoriale può costituire un valido diversivo per non sostare l’una di fronte all’altro con il rischio magari di scoprire che non si ha più niente da dire, da condividere al di là delle preoccupazioni spicciole che la vita di ogni giorno porta con sé). Per altri ancora è la paura del mondo esterno, percepito come irrimediabilmente perduto, pieno d’ insidie, a farli trattenere i figli nell’orizzonte sicuro della famiglia. Eppure destino dei genitori è proprio quello di arrivare a farsi da parte, di riuscire a gioire nell’accorgersi che i figli possono fare a meno di loro, nel vedere che sono diventati autonomi. E questo vale nei confronti di figli adolescenti, ma continua a valere anche quando il figlio si stacca dalla famiglia d’origine per dare vita ad una famiglia tutta sua. Quanti nonni godono nel sentirsi indispensabili alla vita della nuova famiglia, nel poter affermare: “Senza di me, che farebbero?”. La conquista dell’autonomia è per la persona il risultato di un processo le cui basi sono state poste gradualmente negli anni precedenti. Spesso i contrasti tra genitori e figli adolescenti si giocano su una sempre maggior richiesta d’ autonomia da una parte e su delle riserve a concederla, almeno nella misura in cui è pretesa, dall’altra. Ci spaventano queste pretese sempre più ampie, a noi bastava poter fare tardi una sera…a loro non basta più e, d’altra parte non possiamo stupirci se consideriamo che molti di questi ragazzi, per necessità, sono andati a scuola fin dalle elementari con le chiavi di casa assicurate allo zaino, hanno imparato a gestire da sé il tempo nell’attesa che noi rientrassimo. Ora vogliono di più. Credo che non sia impossibile far loro capire che la libertà, altro nome dell’autonomia, va sempre di pari passo con la responsabilità e quindi, lungi dal collegare automaticamente certe concessioni  a determinati momenti già prestabiliti (ad es. la libertà di usare il motorino al primo anno delle superiori), dovremmo chiarire con loro che arriveranno in proporzione alla loro capacità, o volontà, di comportarsi in modo responsabile. Tanto più un ragazzo si mostra responsabile (nei confronti delle proprie cose, della propria persona, dei propri impegni) tanto maggiore sarà la libertà che noi gli concederemo. Potremmo anche dirla così: tanto più uno si dimostra affidabile, maturo, ‘grande’, tanto più noi saremo disposti ad accordargli la nostra fiducia, a trattarlo da ‘grande’. L’aspetto dell’autonomia ci costringe a fare luce anche su un’ altra questione: quale rapporto c’è oggi tra adolescente e famiglia? Che cos’è la famiglia, la propria famiglia (non quella invidiata all’amico perché,  a quest’età, si sa che le famiglie degli altri sono sempre più simpatiche, più libere, più ‘forti’), per un adolescente? Sappiamo che nell’orizzonte della vita di un adolescente la famiglia occupa un angolino appena, ma questo non significa accettare che la sua presenza in famiglia sia simile a quella di un ospite di passaggio: mangio, dormo, mi cambio e, se sono di buon umore, magari lascio detto dove vado. La famiglia non può ridursi ad un fast food e neppure ad una piattaforma di salvataggio alla quale ricorrere solamente quando si è con l’acqua alla gola (della serie: “non mi racconta mai niente, ma almeno quando ha bisogno capita”). Come comunità di affetti, luogo di solidarietà e condivisione, cantiere di progetti e sogni comuni, la famiglia ha bisogno anche dell’adolescente e noi dovremmo trovare il coraggio di dirglielo. Dovremmo trovare il modo di dire a nostro figlio che noi tutti (padre, madre, fratelli, sorelle) abbiamo bisogno di lui, che lui può anche toglierci dal suo mondo, ma che questa famiglia, senza di lui, non sarà più la stessa, che questa famiglia per diventare super ha bisogno di lui: della sua energia, del suo entusiasmo, delle sue idee, della sua voglia di novità, magari anche del suo perdono per poter ricominciare. Per questo ben vengano le domeniche con gli amici, ma vi possono essere momenti, occasioni nelle quali la sua presenza è indispensabile e noi non avremo paura di ricordarglielo. I rapporti umani si costruiscono anche nella fatica, nell’impegno, nel sacrificio, perché dovremmo crescerlo nell’illusoria quanto deleteria convinzione che bello sia solo ciò che viene facile e spontaneo?