Nei matrimoni misti conflitti e ricchezze

Giuseppe Dal Ferro
Istituto studi ecumenici di Venezia

Per matrimonio interculturale intendiamo l’unione stabile di un uomo e di una donna appartenenti a contesti culturali diversi. Qui assumiamo il termine “culturale” in senso antropologico, ossia come modo di pensare e di vivere di un popolo nel rapporto con altri uomini, con la natura e con Dio.

Esso è quindi l’incontro fra due concezioni del mondo e della vita che, se non opposte, divergono tuttavia profondamente tra loro. Ci interessa qui meno il grado di istruzione o di conoscenze tecniche possedute dai due, cioè la cultura in senso scolastico. Ciò che influenza la vita è la cultura antropologica, cioè il modo di sentire, di pensare e di vivere, miscuglio fra esperienza e riferimenti simbolici, appartenenza e relazioni. In questo ambito si collocano i gesti più profondi dell’uomo come l’amare e il soffrire, il nascere e il morire, il motivare l’esistenza e il pregare.

  • Conflitto inevitabile L’incontro fra due universi culturali non può che essere conflittuale, se essi sono chiusi ed impermeabili. In ogni caso provoca disagio, motivo di sofferenza, senso di frustrazione. Ecco perché le famiglie di questo tipo sono fragili, anche se indubbiamente ricche di possibilità inedite. Se è vero che l’uomo si matura attraverso continue stimolazioni ricevute dalla relazione con gli altri, le quali costringono a una ridefinizione e a una riprogettazione, il matrimonio interculturale può divenire fonte di enorme ricchezza. Rimane tuttavia la sua precarietà, essendo l’individuo in questo contesto continuamente costretto a rinnovarsi e a cambiare. Questa situazione del matrimonio oggi è molto diffusa, in conseguenza al pluralismo culturale delle società aperte, intercomunicanti e interdipendenti. Ecco perché in una situazione analoga si presentano, anche se in forma enormemente ridotta, tutti i matrimoni, a causa dell’aumentata soggettività e differenziazione delle esperienze fra gli individui. Alla società omogenea del passato si è sostituita una società pluralista, che differenzia le esperienze soprattutto nei settori più intimi come le abitudini familiari, la vita sociale e di relazione, le espressioni religiose. In ogni matrimonio è indispensabile prendere atto delle diversità esistenti, riconoscerle ed accettarle come punto di partenza. La diversità dei gusti, la differenziazione delle abitudini, i modi differenti di giudicare e di fare delle scelte, sono un dato di fatto innegabile che, se non considerato, provoca fratture irreparabili. Riteniamo al riguardo non producente un falso unanimismo culturale, presentato quotidianamente dai modelli di massa della comunicazione sociale, il quale fonda la relazione sull’appagamento consumistico. Secondo questo modello l’amore, inteso come profonda soddisfazione fisica individuale, risolverebbe ogni diversità. Si tratta di un modello di unità e di relazione costruito sull’appagamento egoistico e sul consumismo anche della vita coniugale, il quale copre di coltre fumogena le differenze, che vengono a galla non appena si esaurisce tale appagamento. La fragilità dei matrimoni interculturali è notevole allora nella misura in cui non si affronta l’impegnativo cammino del confronto, del cambiamento nel rispetto reciproco, oppure quando, in seguito alla nascita di un figlio, i due si trovano di fronte a scelte comuni, mai trovare in precedenza. A puro titolo di esempio pensiamo a un matrimonio fra un africano e un europeo, oppure fra un musulmano e un cattolico. In questi casi non è sufficiente la vita affettiva e sessuale e neppure la condivisione di una vita agiata. Al fondo dell’unione è necessario porre una conoscenza e un confronto fra le rispettive concezioni dell’esistenza, della religione, degli stili di vita, al fine di trovare una convivenza, basata sul rispetto reciproco e su convergenze, forse anche solo parziali, ma indispensabili per la vita di coppia.
  • La diversità stimola A livello della coppia la relazione interculturale offre un arricchimento continuo, proprio perché le diversità, se non sono imposte ma offerte reciprocamente in dono, diventano stimolo per una crescita continua. Pensiamo a quale verifica obbliga la diversità religiosa fra i coniugi, le abitudini di vita non identiche, la concezione del mondo e delle cose con riferimenti valoriali diversi. Tutto ciò si attua a condizione che non ci siano prevaricazioni, e sia comunque la ricerca della verità. È indubbiamente una situazione ideale per la maturazione delle persone. Concretamente tuttavia dovremmo dire che fra i due dovrà esistere un nucleo comune, capace di fare da supporto allo sforzo continuo di confronto. Senza tale base minima, difficilmente una coppia potrà reggere nel tempo. Il matrimonio interculturale a sua volta, se vissuto in termini positivi, diventa l’ambiente ideale per la crescita dei figli nella libertà e nella responsabilità, in quanto arricchisce l’educazione di motivazioni maturate dalla coppia, e si avvale dall’autorevolezza derivante dalla continua ricerca della verità. A tutti è noto infine come i matrimoni misti sono il veicolo privilegiato della integrazione sociale, in quanto favoriscono il confronto esistenziale fra culture che convivono e avviano una nuova generazione capace di reinterpretare in modo originale le culture di partenza. Le opportunità elencate dei matrimoni interculturali esigono una adeguata preparazione e a volte anche un opportuno accompagnamento. Sappiamo come i protagonisti di una coppia interculturale non si avvicinano annacquando le loro identità, ma piuttosto mettendole a confronto ed accettando di esse una continua evoluzione verso la maturità. Le culture sono infatti organismi viventi, che crescono e si sviluppano per forza autogena nel confronto con altri. Si richiede una serenità di partenza, che consenta poi l’apertura. Gli studiosi osservano che quando la propria identità è incerta, o minacciata da qualcuno, o oppressa, o perduta, provoca atteggiamenti aggressivi. L’identità invece si apre allo sviluppo e all’accrescimento continuo se c’è consapevolezza di sé e apertura fiduciosa all’altro. Possiamo quindi ritenere che il matrimonio interculturale richieda personalità mature ed equilibrate, aperte al dialogo e al confronto, alla ricerca continua della verità e desiderose di un continuo comune accrescimento. Questo atteggiamento è esattamente il contrario di quello sopra accennato dei mass-media, che rinchiudono le persone progressivamente in un mutuo sfruttamento reciproco.
  • Intercultura una strada Negli sposi è indispensabile superare un certo etnocentrismo culturale, che pone al centro la cultura posseduta come unico valore e la contrappone alle altre, considerate destituite di interesse. Questo atteggiamento va sostituito con quello dell’intercultura, che è un dialogo-confronto fra le due culture, nella convinzione che in ambedue esistano tracce profonde di umanità e che dalla relazione possano derivare utili acquisizione reciproche. Una prima esigenza è data dalla necessità di una conoscenza della cultura dell’altro, sapendo passare dai comportamenti alle motivazioni e poi alla concezione di fondo della vita. Ogni gesto va colto come segno di qualche cosa di più profondo, che richiede di essere intuito con il cuore più che con la mente. In caso contrario si moltiplicano facili e sbrigativi giudizi a partire dai propri punti di vista, i quali nel migliore dei casi si generano sofferenza ed incomprensione. Una seconda esigenza è quella di accettare il diritto alla differenza, che riporta al generale “diritto di essere uomo e ai diritti dell’uomo”. Senza questa base, carica di universalità, sono inevitabili pregiudizi, stereotipi, discriminazioni. Uomo e donna nei rapporti reciproci non possono sentirsi educatori uno dell’altro, rinunciando a quella relazione nella libertà che è fonte di sviluppo e di crescita reciproca. Una terza esigenza è rappresentata dal saper mettere in discussione la propria cultura, non essendo mai questa un universo chiuso. Sono assai difficili infatti i rapporti fra persone dominate da presunzioni di superiorità, incapaci di riconoscere i propri limiti e la necessità di sempe imparare. Una quarta esigenza riguarda il riferimento alla razionalità, unico strumento in grado di costruire ponti fra le realtà diverse esistenti. Meglio anzi sarebbe parlare di una razionalità che passa attraverso il cuore, ossia attraverso la globalità delle questioni e l’allargamento dei propri orizzonti, così da comprendere i vari punti di vista, relativizzandoli. Una quinta esigenza è credere nella plasticità delle culture, essendo queste sempre in continuo sviluppo. Se è vero che l’uomo non è mai uguale a se stesso, questo vale anche per le culture, che sono rivissute sempre in modo nuovo dalle varie generazioni e che si arricchiscono o si impoveriscono nel tempo.