Non appartiene alla medicina il mistero della nascita

Pierantonio Pavanello

La fecondazione artificiale può mettere in discussione il “principio della familiarità”, base per la dignità e l’identità umana. Il diritto alla procreazione è un diritto di coppia ed insieme del bambino ad avere entrambi i genitori. Il ricorso alle nuove tecniche di fecondazione artificiale è spesso visto solamente come una soluzione “tecnica” ad un problema “medico”, quale si ritiene sia la sterilità della coppia o meglio il desiderio di un figlio “ad ogni costo”, anche al di fuori del matrimonio o, comunque, di un rapporto di coppia eterosessuale.

In realtà solo una visione riduttiva del significato del procreare umano può ritenere che l’intervento in un ambito così delicato possa essere “neutro” non avere cioè conseguenze al di fuori dello stretto ambito biologico in cui si effettua. L’Istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede Donum vitae del 22.2.1987 ha riproposto con autorevolezza una interpretazione della problematica della fecondazione artificiale, che tiene conto delle sue conseguenze non soltanto sull’”agire” ma anche sull’”essere” della persona: nessun intervento in questo ambito può essere considerato “neutro” ma ha effetti di grande rilievo sia sul rapporto dei genitori con il figlio generato grazie al ricorso alle tecniche di fecondazione artificiale, sia sullo stesso rapporto matrimoniale. Nel dibattito attuale l’accento cade soprattutto sul primo aspetto: non vi è dubbio che gli aspetti più gravi riguardino proprio la relazione genitoriale, che è messa in discussione in modo radicale soprattutto nel caso della fecondazione eterologa o di una maternità “sostitutiva” (l’”utero in affitto”), in cui diventa persino difficile stabilire chi sia padre o madre. Da non sottovalutare ci sembra però anche l’altro aspetto, che riguarda la relazione tra i coniugi: il ricorso alle tecniche di fecondazione artificiale (sia eterologa che omologa) non investe solo i partners nella loro funzione procreativa, ma intacca, nel caso si tratti di una coppia sposata, la natura stessa della loro relazione matrimoniale. Le conseguenze della fecondazione artificiale sull’essenza del matrimonio sono evidenti a partire dalla riflessione teologica. L’Istruzione Donum vitae sottolinea che “la fedeltà degli sposi e l’unità nel matrimonio, comporta il reciproco rispetto del loro diritto a diventare padre e madre soltanto l’uno attraverso l’altro” (II.A.2) e “la generazione di un figlio dovrà perciò essere il frutto della generazione reciproca che si realizza nell’atto coniugale in cui gli sposi cooperano, come servitori e non come padroni, all’opera dell’amore creatore” (II.B.4). Analogamente non è difficile cogliere le ripercussioni che il ricorso alle tecniche di fecondazione artificiale può avere circa la validità del matrimonio canonico: la riflessione canonistica ha già evidenziato - anche se per ora solamente in sede dottrinale - la possibilità di nuovi motivi di nullità matrimoniale, legati a questa problematica. Una menzione particolare spetta però all’apporto delle scienze umane: se, in qualche modo può apparire scontata la posizione della teologia, il fatto che indagini sociologiche e psicologiche rintraccino elementi che provano la “non neutralità” della fecondazione artificiale sul rapporto di coppia e sul modello di matrimonio pone a tutti degli interrogativi circa la dimensione etica legata agli interventi sulla generazione umana. Un approccio sociologico di tipo relazionale aiuta a cogliere come la riproduzione “assistita” non possa essere staccata da quella particolare relazione sociale che è la famiglia, nella quale l’individuo si realizza come persona all’interno di dinamiche culturali e naturali regolate dalla legge fondamentale della reciprocità. In questa prospettiva la fecondazione artificiale non può essere “neutrale” rispetto al configurarsi del rapporto di coppia. Recenti indagini[1] mostrano come la volontà di intraprendere la fecondazione artificiale abbia avuto significative ricadute sulla vita della coppia. In particolare si evidenzia la necessità per i partners di qualificare il loro diritto alla procreazione, che può essere inteso come un diritto individuale (soprattutto come diritto alla maternità) o come un diritto di coppia od infine come un diritto del bambino ad avere entrambi i genitori. Dal punto di vista psicologico il contributo più interessante viene da quegli studi che portano a superare una concezione solamente medica della sterilità, mostrando come vi siano casi di sterilità che non possono essere spiegati solo in termini di fisiologia o di patologia della riproduzione. Nell’ambito della sterilità di origine psicologica, del resto, si sono riscontrati casi in cui l’incapacità a generare sembra essere funzionale al mantenimento di un preciso modello familiare. Di conseguenza anche il superamento della sterilità attraverso il ricorso alla fecondazione artificiale andrà studiato anche da un punto di vista psicologico, sia nelle sue motivazioni che nelle trasformazioni che indurrà nella dinamica del rapporto di coppia. Infine un significativo apporto proviene dalla filosofia del diritto, a cui si dovrà porre attenzione, se si vorrà che la normativa legislativa in questo campo non si limiti ad una razionalizzazione meramente convenzionale dei comportamenti in atto, inadeguata a tutelare i diritti e la dignità della persona umana. In questa prospettiva il legame tra generazione e famiglia (intesa come unione stabile di un uomo e di una donna) è strettamente legato al riconoscimento della soggettività umana: la famiglia rappresenta infatti la fondamentale struttura di protezione e promozione dell’identità umana, che il diritto deve tutelare. La fecondazione artificiale, intervendo su questo legame e in alcuni casi anche rescindendolo, tende a negare quel “principio della familiarità”, che costituisce per il giurista il criterio bioetico fondamentale[2].


[1] Cf. G. ROSSI SCIUME’, La procreazione assistita: significato e problemi di un nuovo modo di diventare genitori, in Medicina e Morale XLIII (1993) 6 1139-1169. [2] F. D’AGOSTINO, Il principio famiglia come criterio bioetico fondamentale, in ID, Linee di una filosofia della famiglia nella prospettiva della filosofia della famiglia, Giuffrè Ed. (Milano 1991). Cf. anche AA.VV., Manipolazioni genetiche e diritto. Atti del XXXV Convegno di studio dell’U.G.C.I., Giuffrè Ed. (Milano 1986).