Quel patto che fa paura

Luciano Padovese
Facoltà teologica Italia Settentrionale

Quali sono gli elementi del matrimonio, oggi, che stanno alla base della fragilità della famiglia, e quali sono le opportunità che vengono offerte dal matrimonio stesso? La mia sensazione, dopo aver avvicinato numerose coppie, è che i mali della famiglia partano dai mali della coppia.

Ci sono componenti di carattere culturale all’origine di tale debolezza, nonchè elementi di carattere storico sociale, che riguardano un po’ il modo con cui si è vissuta questa realtà del matrimonio. In altri termini, si riscontra un notevole pressapochismo della cultura in ambito sessuale. Una visione ancora non globale della sessualità è il motivo per cui non è stabile nemmeno la famiglia. Anche la famosa caduta del desiderio sessuale indica come ci sia nell’ambito primario della formazione della famiglia una fonte di grande debolezza. Il problema è socio-politico oltre che etico. Ad un certo punto viene meno ogni consistenza del nucleo familiare perché manca il desiderio. Se ci fosse, invece, la consapevolezza di cosa vuol dire sessualità, tutto andrebbe in un’altra direzione.
Oggi è difficile parlare di matrimonio a causa di una diffusa diffidenza nei riguardi di parole che sono culturalmente incomprensibili. Le parole legame, patto, contratto non hanno alcun significato quando si vuole salvare la propria libertà a tutti i costi. Sono infiniti i matrimoni che, una volta analizzati sotto il profilo della normativa canonica, risultano invalidi. Sovente accade, infatti, che ci si sposa pensando che se non funziona c’è sempre il divorzio, e questo atteggiamento è assunto anche da cattolici praticanti.
Che significato ha dunque nella cultura contemporanea stringere un patto, da porre a fondamento di quella che chiamiamo famiglia? Cosa vuol dire indissolubile in una cultura in cui nessuno vuole ipotecare il futuro? Cosa vuol dire fedeltà se questo significa sottrarsi alla molteplicità di esperienze, di opportunità, in un mondo che afferma che bisogna essere flessibili? Cosa vuol dire essere fecondo? Perché devo decidere della vita di un altro? Questi sono gli interrogativi che sento più spesso ripetere nelle cause matrimoniali. E tale cultura di fondo non è riparabile con nessun intervento di nessuna linea politica, anche se tutto ciò che è stato detto è anche parte in causa di una certa situazione, perché il circolo è vizioso. Una realtà diventa più debole, infatti, anche quando è poco sostenuta dal punto di vista politico e sociale.
Tutto questo rappresenta la componente culturale di debolezza del matrimonio, e quindi della famiglia, anche in ordine ad un cambiamento storico che tiene conto di alcuni elementi tuttora influenti. Si tratta cioè della constatazione dell’effettiva debolezza di una istituzione, quella del matrimonio, che si è conservata più per convenzione, per abitudine, per tradizione, che per intima convinzione.
Un punto delicato poi, che andrebbe discusso, è quello della denatalità, soprattutto se si pensa che, anche chi si occupa a livello professionale di famiglia, non è riuscito ad avere un atteggiamento prevalentemente familistico nel trattare i problemi. La famiglia cioè è stata vista non come un ambito di responsabilità fra persone, ma come una struttura con dei meccanismi propri; ci si è preoccupati di insistere sui meccanismi, dando quasi per scontato che sia tutto naturale, più che sulla responsabilità delle persone. Sotto questo profilo una certa diffidenza per l’istituzione può essere espressione di una volontà nuova, cioè quella di essere responsabili dei sentimenti, di essere responsabili dell’inizio di una realtà a due che diventa poi a tre, ecc.
Cosa fare allora affinchè il matrimonio diventi una nuova opportunità per una famiglia meno piccola e meno fragile? Innanzitutto è un problema culturale ed educativo: recuperare il senso vero della sessualità. È necessaria una visione globale che non può certo venire da quell’orientamento di formazione sessuale che viene affidato all’Ulss. Il vero e unico elemento di forza di questo tipo di educazione sembra portare i giovani a usare metodi che possano salvare dall’Aids, per cui quando si usa il profilattico si è tranquilli. Dal punto di vista culturale, è necessario recuperare il significato dei generi maschile e femminile. Di fatto, i giovani sono di una tale tolleranza sulla gradualità tra maschile e femminile che in effetti preoccupa, in quanto comporta la mancanza di una buona identità sessuale.
Inoltre, va favorita l’autostima, di modo che la reciprocità sia veramente un gioco di costruzione l’uno dell’altro, di autoprovocazione o di provocazione a una crescita per cui tutti e due abbiano a costituire una operazione chimica. Questo è possibile solo se c’è un’autostima. È un elemento estremamente importante che mette in evidenza il problema della donna non solo dal punto di vista del lavoro, ma dal punto di vista della identificazione antecedente al ruolo. Penso che si tratti di una condizione drammatica, che sfugge a molti: se non si è uomini prima di essere marito e padre, e non si è donna prima di essere moglie e madre, non si può neanche essere compagni.
Il consenso matrimoniale non è più un contratto nel nuovo codice di diritto canonico, ma è un patto, quindi è una realtà tra persone. E il contenuto di questo patto non è più il convenire -come era nella definizione del contratto- su atti per sé necessari per la procreazione della prole, per cui l’oggetto del contratto era il darsi fisicamente; oggi c’è l’amore di coppia. Come rendere fondamento di un’istituzione un concetto, una esperienza che solitamente riteniamo puramente emotiva e personale? Il problema del matrimonio è proprio questo: capire che l’amore necessario a costituire un rapporto di coppia deve essere anche un fatto di volontà, dev’essere anzitutto un’amicizia. L’amore è una cosa intima ma diventa anche profondamente fondante una realtà istituzionale qualora non sia solo “pelle”, ma sia una sostanziale adesione l’uno all’altro.
Cosa vuol dire sacramento per coloro che si sposano in chiesa? Sacramento vuol dire consacrare una realtà che c’è, una realtà che è forte, cioè quella di un patto. Le cose da fare non sono molte: un impegno di educazione sessuale, intesa non attraverso le scorciatoie già nominate. Quando si parla di educazione sessuale sembra, infatti, che solo il medico oppure l’assistente sociale debbano essere coinvolto. Al contrario, deve essere coinvolto tutto l’arco della realtà sociale, partendo dai genitori, ognuno con la sua competenza. Non credo sia possibile che la realtà politica non tenga conto di questa formazione culturale, che diventa poi fondante di una realtà sociale così rilevante com’è la famiglia. Se la società cerca la famiglia, cerchi il modo di darle consistenza.
Un’assunzione, quindi, di educazione, una assunzione di impegno politico non solo attraverso gli aiuti alla famiglia, ma con l’impegno a non mettere in circolo una cultura sbagliata attraverso certi interventi legislativi. Ad esempio, i matrimoni di fatto non sono matrimoni, le esperienze di convivenza non danno nessuna consistenza al nucleo, non sono utili neanche come prova per il matrimonio. Sono numerose le dimostrazioni che dopo una lunga convivenza il matrimonio dura anche pochi mesi. Il matrimonio civile, come anche il matrimonio religioso, hanno bisogno di una costruzione molto più seria. Per quanto riguarda la Chiesa, sento che c’è preoccupazione per i cosiddetti corsi prematrimoniali, che sono poco più che niente. Il corso preparatorio non dà valori, per cui bisogna andare un po’ più alla radice. Se certi valori non vengono insegnati attraverso il catechismo ai bambini, non si possono più “insegnare”. Il significato di matrimonio, amore, patto, fedeltà, ecc., va insegnato in un momento primario, non in una fase di immediata preparazione.
Bisogna in definitiva ricostruire la famiglia come una condizione di legami, come dice Giovanni Paolo II,  che sono anche offerti in una visione cristiana da una fede più seria sul sacramento del matrimonio. La nostra società ha messo dentro al nucleo della famiglia tutti i suoi limiti e le sue debolezze, per contrastare i quali è necessario andare alla verità delle persone. Vale la pena di lavorare da laici, da cristiani nel senso anche radicale della parola, robustamente, puntando sulle persone.