Riscoprire il senso e la forza dell'utopia

Il primo compito educativo sembra essere oggi quello di restituire all’esistenza un orizzonte di senso, facendo rie­mergere il problema. Figli di una cultura della frammentazio­ne, i giovani oggi non si pongono la domanda di senso. Una cosa è valida per il signifi­cato immediato.

L’azione pedagogica perciò dovrà aiutare a scoprire il tutto nel frammento, a far emergere dietro i significati parziali la radicabilità delle domande di senso. Situazioni privilegiate al riguardo sono le situazioni di mistero presenti nella vita, le quali rischiano di essere accantonate, perché mettono in discussione le regole del gioco, obbligano ad accogliere elementi estranei alla logica corrente come la gratuità, l’attesa, l’ascolto, la festa, l’imprevedibile.
Un secondo compito educativo potrebbe essere rivolto a far emergere dalle situazioni di crisi la domanda etica, proprio perché il potere non diventi privilegio di alcuni contro gli altri, i più. Si tratta in altri termini di recuperare lo stimolo di certi movimenti giovanili, carichi di emotività e di utopia, nei confronti dell’ecologia, della pace, dei diritti umani, per ricostruire un tessuto etico capace di integrare i bisogni, le aspettative, le provocazioni dentro la cultura.
Una terza linea pedagogica riguarda l’educazione all’autonomia. Non basta presentare ai giovani i contenuti: è oggi altrettanto importante educare alla capacità di scelta e alla coerenza di vita, dato il pluralismo esistente dei modelli di comportamento. Nei giovani giocano contrapposizio­ni emotive. Educare alla libertà non significa entrare nel gioco di tali contrapposizioni, ma insegnare a relativizzarle, a decidere non sotto la suggestione. Educare al discerni­mento non è facile: esso non sacralizza o demonizza le cose, ma ricerca il bene ovunque ed evita le facili soluzioni quali il gusto dell’utopia, l’indignazione, il rifiuto globale. Ancor più è necessaria l’educazione alla volontà, che significa capacità di evitare il benessere a tutti i costi, fedeltà a una coerenza, espressione di autodominio, capacità di sacrificio.
Una quarta linea pedagogica riguarda infine l’aspetto metodo­logico e si riferisce alla valenza educativa dell’esperienza. Si è visto come il giovane valorizzi l’esperienza e dubiti delle ideologie. L’educazione dovrebbe partire da esperienze che mettano in questione tutti, anche gli adulti. Da queste si può recuperare poi la motivazione. Il giovane deve trovare situazioni di vita accoglienti, aperte, dialoganti, nelle quali maturare le proprie convinzioni.
Giannino Piana indica a tale proposito alcuni cammini esistenziali, che elenca nei seguenti: dall’isolamento alla solitudine, dall’ostilità all’ospitalità, dall’illusione all’attesa impegnata. L’uomo oggi vive anzitutto l’esperienza dell’isolamento nella folla e quando si trova solo cerca lo stordimento.
L’educa­zione dovrebbe aiutarlo all’ascolto di sé, attraverso la riappropriazione della totalità del proprio essere, compresa la corporeità