La relazione nella coppia

Stefano Pellegrini

Nella coppia la relazione tra i partner costituisce, di fatto, un ponte gettato tra due mondi; ad incontrarsi sono storie, esperienze, vissuti diversi: è sempre stato così. Lo stesso essere maschio, l’uno, e femmina, l’altra, mette in gioco modi radicalmente diversi di percepire, rielaborare, affrontare le situazioni.

Questo è un dato unanimemente riconosciuto, una realtà che però, troppe volte, tende a trasformarsi in problema. Perché? Perché nell’incontro di due mondi che si sanno diversi l’originaria intuizione di un reciproco eccezionale arricchimento lascia pian piano il posto alla sconsolata convinzione di un’immane quanto inutile fatica?

A tutt’oggi un diffuso pregiudizio continua a pesare sulla vita di coppia, quello che l’amore, il vero amore (ingrediente base di ogni unione), per essere tale debba scorrere assolutamente spontaneo, libero da costrizioni, fatiche, impegni. Ora a noi tutti, per esperienza, è dato sapere che l’amore nei confronti dei figli non sgorga sempre spontaneo, a volte può risultare difficile trovarli cari, dolci, amabili… eppure continuiamo, imperterriti, a voler loro bene. Così accade naturalmente anche verso i propri genitori, gli altri familiari o addirittura gli amici più cari: corriamo in loro aiuto anche quando farlo ci costa, siamo disposti a modificare per loro i nostri progetti, la cosa non ci scandalizza, anzi sembra finire per rinsaldare il rapporto, per conferirgli ulteriore spessore. Perché allora nei confronti del partner l’amore, per essere considerato autentico, deve presentarsi completamente esente da impegno, sforzo, fatica? Si tratta, a tutti gli effetti, di uno spiacevole equivoco che, d’altro canto, finisce per minare non poche relazioni. 

Alcune riflessioni possono forse aiutarci a comprendere i motivi di tanta ostinata presunzione. Viviamo oggi in un contesto socio-culturale che esalta un amore che gli esperti definiscono “emozionale”, un sentimento che arriva improvviso, afferra, sconvolge, trascina. Non importa quanto dura o che cosa si lascia alle spalle, il problema degli ex e delle loro tragiche vendette non basta a far riflettere (su 112 donne uccise in Italia nel 2006 da mariti, fidanzati o amanti, in più di metà dei casi si trattava di un ex, ex evidentemente poco disposto a riconoscersi tale), quello che conta è che il fuoco della passione sia giunto a lambire anche noi. A questa generale idealizzazione di un sentimento da vivere esclusivamente a fior di pelle vanno aggiunti gli effetti di un atteggiamento di sostanziale impazienza, atteggiamento che contagia un po’ tutti. Siamo oggi caratterialmente impazienti, nei confronti di tutto: un desiderio si manifesta e bisogna subito soddisfarlo, un’esperienza nuova appare all’orizzonte ed è giocoforza coglierla al volo, ogni relazione è da vivere fino in fondo. Il valore dell’attesa non si conosce più. Analogamente, poi, quando qualcosa all’interno della coppia non va abbiamo fretta di voltare pagina, preferiamo lasciar perdere piuttosto che fermarci ad analizzare la situazione; così come a livello di oggetti non si ripara ormai più nulla, anche sul piano delle relazioni sembra più facile iniziarne una nuova che darsi da fare per far funzionare la vecchia. Un amore emozionale, una sofferta impazienza… a complicare le cose si insinua anche un terzo fattore. Esiste in realtà un tempo in cui l’amore si manifesta prevalentemente come emozione, sensazione forte, totalitaria, travolgente, una fase di vita che spesso ricordiamo con nostalgia… il tempo dell’innamoramento. Da innamorati la passione basta, riempie ogni spazio della nostra esistenza, sazia ogni nostra sete, assorbe ogni nostra energia, giunge a farci perdere la testa (ne sorridiamo, ma in cuor nostro è perché sappiamo che si tratta di una fase di transizione, pochi sopravviverebbero ad una condizione di perenne innamoramento). L’innamoramento, infatti, chiede di mettere radici e di diventare amore. Mitch Albom, firma del giornalismo americano ed autore di alcuni fortunati romanzi, suggerisce, a proposito dell’amore tra coniugi, un’immagine interessante. Egli afferma che, a volte, l’amore scende su di loro dall’alto come una pioggia benefica, basta alzare il capo, lo sguardo… e lo troviamo dappertutto (in effetti quando si è innamorati tutto profuma d’amore, non abbiamo che da aprire le mani per coglierne ovunque, riusciamo a scorgerne anche in quegli aspetti del carattere del partner che, una volta sposati, non esitiamo a catalogare come difetti). Più spesso, però, l’amore percorre la vita come una sorgente sotterranea, certa ma profonda, è lì disponibile, ma sta a noi attingervi.

Ogni buona ricetta ha il suo ingrediente segreto, nel 99% dei casi niente di straordinario, solo un pizzico di qualcosa che nessuno penserebbe di mettere proprio lì. Qual è l’ingrediente segreto per ottenere una vita di coppia ricca e feconda? Buona comunicazione, fiducia reciproca, una certa intesa sessuale, capacità di cooperazione, sensibilità, generosità da entrambi i lati… sì, tutto questo giova, ma essenziale rimane l’impegno o, per dirla forse in termini meno allarmanti, la semplice disponibilità ad investire energie, tempo e sogni nella propria relazione. Risulta sintomatico in tal senso ricordare come gli operatori di consultorio siano concordi nel riconoscere che nella coppia, soggetta come tutte le relazioni alle alterne vicende della vita, non si dà corrispondenza alcuna tra evento grave e crisi grave, ogni difficoltà è per i coniugi tentazione di buttare tutto all’aria o, viceversa, occasione di crescita. Tutto dipende, in ultima analisi, dalle risorse messe in campo, prima: la volontà di farcela, di uscirne comunque assieme. L’amore può anche nascere spontaneo, ma per mettere salde radici richiede cure, premure, attenzioni. Quando il nostro rapporto di coppia esige impegno non è perché sta finendo, forse vuole solo crescere un po’. Al sorgere delle prime difficoltà si può certamente far finta di niente, pensare che sarà l’amore ad appianare tutto (scelta in verità assai rischiosa in quanto offre al problema la possibilità di cronicizzarsi), ma ci si può anche guardare negli occhi e decidere assieme di prendere in mano la situazione. Poco tempo passato insieme, incomprensioni reciproche, incompatibilità di ruoli, bisogni non riconosciuti, attese deluse… non c’è sintomo che non possa rientrare, situazione che non possa venire positivamente modificata. La stessa quotidianità con il suo carico di incombenze, obblighi e doveri può insidiare l’amore tra i coniugi, a meno che non ne facciamo l’occasione per ribadire il nostro sì all’altro, per riconfermare la nostra fedeltà ad un progetto di vita a due.

Un bell’acquazzone nella calura estiva è sicuramente un’esperienza da assaporare; nei paesi tropicali all’arrivo delle prime piogge si esce a danzare per le strade. Però sapere di poter contare su di un pozzo proprio, una riserva inesauribile d’acqua, libera dalla necessità di guardare continuamente al cielo, di tenere il conto di venti e nuvole. Imparare ad attingere a questa sorgente permette, insomma, di andare nella vita con piede fermo certi non che ci saranno risparmiati ostacoli e difficoltà, ma che non rimarremo mai soli ad affrontarli.