La vita di relazione nelle situazioni critiche

Antonio Zuliani

Tutte le persone, fin dai primi anni della loro vita, sviluppano una serie di strategie che li aiutino ad affrontare i problemi incontrati nel corso dell’esistenza.

Si tratta di meccanismi che cambiano, evolvono, ma che hanno la funzione di evitare i problemi più difficili oppure di attenuare le sofferenze ad essi collegati. Si pensi, solo a titolo di esempio, al pianto, al pensare e ripensare a tutte le soluzioni possibili, al tentare di evitare ogni occasione “pericolosa” e così via. Si tratterebbe di un lungo elenco poiché ognuno ha costruito il meccanismo più utile a se stesso all’interno di quello che viene chiamato stile di coping. Tutto questo funziona egregiamente fintanto ché i problemi incontrati non superano una certa soglia di gravità: quando questo accade, improvvisamente, la persona scopre di non riuscire più a difendersi dalle sofferenze che incontra con le strategie che conosce, quelle strategie che hanno funzionato così bene fino ad allora. Questo è ciò che accade di fronte ad un evento critico, possa essere una morte improvvisa, un incidente grave, l’essere coinvolto in un episodio criminoso, un terremoto come accaduto nei mesi scorsi in Abruzzo la persona si trova senza valide “difese”.
L’aspetto più difficile e che arriva provocare le maggiori sofferenze sta nel fatto che la persona si trova improvvisamente senza chiavi di lettura che la aiutino a fornire un significato psicologico a questo evento, senza meccanismi che la aiutino a farvi fronte. Si sente soverchiata e spesso più che dalle sofferenze materiali, che pure sono spesso rilevanti, dal peso intollerabile il non riuscire a comprendere il significato emotivo di ciò che è accaduto, dal non riuscire a dare un senso per se stessa di quello che sta vivendo. D’altra parte come si può dare un senso personale alla perdita improvvisa di una persona amata, all’aver sentito la propria vita in pericolo, dall’aver perduto la casa, il lavoro, ecc..
In questi momenti si arriva a perdere interesse per la vita di relazione perché si sta vivendo una situazione che giunge ad inglobare tutto e a rendere prive di significato anche alle cose più importanti della vita. Per utilizzare un’immagine si pensi ad un gorgo che risucchia, inesorabilmente, ogni cosa all’interno di un momento buoi e senza speranza. Ogni qual volta siamo coinvolti in un evento o in uno stato emotivo del quale non comprendiamo il senso la nostra sofferenza aumenta e con essa si acuisce la sensazione di solitudine che la persona vive. Da questo sentire nascono spesso idee di malattia (“devo essere ammalato se reagisco così”), di incapacità (“tutti gli altri ce la fanno ed io no”), di unicità (“tutto questo è accaduto solo a me”). Come si può comprendere sono pensieri molto pesanti da tollerare, dentro i quali il senso di speranza per il futuro rischia di spegnersi.
Occorre ricordare che spesso le reazioni sopra descritte sono del tutto “normali” di fronte ad eventi “patologici” al quale nessuno può mai dirsi del tutto preparano, neppure coloro che li affrontano per professione. Certamente il passare del tempo favorisce spesso il superamento delle sofferenze scaturite da queste esperienza, anche se non si può sempre contare su questo fattore e rimane la possibilità che esse divengano croniche fino a trasformarsi in malattia psicologica. Una chiave di lettura per comprendere, sommariamente, quanto profonda sia la ferita emotiva che tali vicende provoca e, quindi, l’opportunità di rivolgersi ad un aiuto specializzato, può essere dato da due indicatori: il primo riguarda il numero degli aspetti della vita personale implicati, ovvero se la sofferenza vissuta arriva ad espandere la sua nefasta influenza anche sul lavoro, sulle relazioni affettive, sul ritmo sonno veglia, fino sullo stesso desiderio di vivere. Il secondo indicatore riguarda il grado di sofferenza che si vive, certamente si tratta di un indice del tutto soggettivo, ma la sofferenza ha questa caratteristica peculiare, per questo motivo non si può mai giudicare la legittimità delle sofferenze altrui, magari commisurandole al nostro modo di viverle. Più sono gli aspetti dalla vita personale coinvolti e maggiore è la sofferenza vissuta, più può essere utile l’apporto di una consulenza psicologica.
Rifocalizzando l’attenzione sul tema della relazione si arriva a scoprire come essa abbia due funzioni decisive circa il modo in cui la perdona affronta questi eventi critici e come ne esce. In primo luogo questi sono i momenti nei quali vengono alla luce le risorse interne delle persone, maturate nel corso della vita. Se le persone hanno avuto la possibilità di sperimentare, nel corso della vita, delle relazioni significative avranno potuto vivere la fondamentale esperienza di sentirsi identificate come persone, con una loro identità ed autonomia. Questa esperienza fonda il sentimento di sicurezza che sarà di fondamentale aiuto nei momenti più difficili perché in grado di fornire una sufficiente sicurezza e capacità di sentirsi protetti, anche quando tutto sembra precipitare e sembra non ci siano altre persone alle quali appoggiarsi.
In secondo luogo, queste sono le circostanze nelle quali la cosa di cui le persone hanno più bisogno, anche se non sempre riescono a manifestarlo, è quello di ritrovare una relazione con gli altri sufficientemente buona da poter risultare un punto di appoggio attorno al quale iniziare a ricostruire prima di tutto, il senso di ciò che stanno vivendo. Parlare permette di mettersi in contatto con la propria sofferenza, che spesso tende a nascondersi dentro al corpo mostrando segni duri e difficili da vivere, ma di ardua comprensione. Parlarne significa allora riuscire a dare un nome alla sofferenza, facendola emergere da quell’indifferenziato mondo di cui abbiamo accennato e avviare un processo di elaborazione. Parlarne significa anche condividere, non sentirsi più soli.
Vi sono situazioni in cui questo sentire viene meno ed è necessario un supporto professionale che aiuti la persona a rimettere ordine negli eventi tragici che ha vissuto, a ricollocare i pensieri e le emozioni collegati ad ogni singola vicenda che spesso si presentano indistinti ed aggrovigliati tra loro. Si tratta di un lavoro non molto lungo, ma indispensabile per poter vedere con la necessaria chiarezza la situazione fonte di tanta sofferenza, e per riuscire a liberarsi dei pesi più gravosi che ancora appesantiscono la vita.