L'importanza delle relazioni nell'anziano

Lucia De Antoni

Le opinioni comuni sulle persone anziane le dipingono spesso come un gruppo solo e isolato, senza amicizie e che necessita di rimanere ancorato alla propria famiglia. È vero che quando una persona invecchia diminuiscono i contatti sociali, aumenta la fragilità, diminuiscono le opportunità per incontrare nuove persone, e non sorprende che questo possa determinare una effettiva diminuzione a livello di reti sociali.

Sorprende invece che il numero delle relazioni “strette” con la rete sociale rimane stabile molto a lungo e che esiste un atteggiamento positivo riguardo a questo. La maggior parte della diminuzione nella rete sociale, però, non è determinata da una inabilità nel mantenere i contatti, quanto da un processo attivo di selezione. Quando le persone invecchiano, infatti, preferiscono investire in relazioni significative e gratificanti, e sono meno inclini a soffermarsi e impegnarsi in relazioni superficiali e che non garantiscono continuità e stabilità. Questo mutamento di atteggiamento verso le relazioni è dovuto a un profondo cambiamento insito nella condizione anziana. Quando una persona invecchia l’immagine e la percezione di sé si modifica, così come il corpo. La persona va incontro a un processo di destrutturazione e di ristrutturazione psichica e si parla di una vera e propria rielaborazione di “lutto”, un lutto della propria immagine. Invecchiare comporta quindi un lavoro psichico, una “elaborazione dell’invecchiamento”, solo il cui arresto o rifiuto può essere considerato patologico. Le persone anziane sono motivate a ricercare il significato della propria vita, a stabilire una intimità con se stesse e verificare il proprio sé, piuttosto che il sé degli altri. Quindi è la natura del contatto sociale a essere principalmente importante, piuttosto che il contatto sociale in sé. Molte discipline che si interessano di studiare il fenomeno dell’invecchiamento sottolineano quanto le relazioni costituiscano un importante fattore per la qualità di vita dell’anziano, in particolare quelle con la propria famiglia. Determinanti sono anche le reti di relazioni informali, come quella di vicinato o delle amicizie. Tutte insieme costituiscono una importante risorsa che risponde ai principali bisogni della persona che invecchia come, per esempio, il bisogno di protezione, di sicurezza e di appartenenza. Godere di relazioni significative, di legami stretti, contribuisce al mantenimento del proprio sé e della propria identità. I legami familiari sono però molto complessi. Quello tra genitori e figli, soprattutto, è caratterizzato da sentimenti di obbligazione e reciprocità. Si creano aspettative reciproche in modo tale da favorire, sia in termini positivi che negativi, la restituzione di ciò che si è ricevuto. Ovviamente questo non vale solo per gli anziani. Le relazioni familiari differiscono da quelle con i pari, proprio perché includono elementi di obbligo in tutti gli stadi della vita. Questi sentimenti di obbligo e attaccamento non sono garanzia per l’instaurarsi di una relazione di qualità, e la fondamentale ambivalenza di questo legame può in momenti diversi diventare supporto o vincolo. La relazione tra genitori anziani e figli è comunque una relazione di reciprocità, una norma che sostiene le relazioni sociali con effetti positivi sui sentimenti di affetto non solo tra genitori e figli, ma anche sulle future relazioni intergenerazionali, e nella sua evoluzione temporale si caratterizza anche per la sua tipica asimmetria. Se i genitori si prendono cura dei propri figli, ci si aspetterebbe che quando quei genitori invecchiano la situazione si rovesci. Ma questa previsione non si realizza sempre in modo così lineare. È noto infatti come spesso i genitori anziani continuino a offrire aiuto ai loro figli adulti, sia per quanto riguarda il prendersi cura dei nipoti, sia per la gestione domestica o per aspetti economici. I genitori continuano quindi a sentirsi sempre più a lungo sostegni per i figli, non solo in casi di emergenza ma anche nella quotidianità. Affinché i diversi tipi di relazioni sociali possano incidere positivamente sul benessere della persona anziana, devono necessariamente fondarsi sul rispetto, favorire il mantenimento dell’autostima e stimolare l’autodeterminazione nell’anziano. In quest’ottica assume sempre più importanza anche la relazione con l’ambiente in cui l’anziano vive. Se, dal punto di vista della psicologia ambientale, con l’avanzare dell’età si assiste a una diminuzione dell’esplorazione dello spazio e a un consolidamento dei percorsi abituali, si instaura anche un investimento affettivo più marcato sull’ambiente, sullo spazio della propria casa e sugli oggetti, e i risvolti emotivi del rapporto individuo-ambiente diventano particolarmente importanti. Un eventuale cambio di residenza, per esempio, può essere vissuto come una perdita, in particolare modo se è stato imposto da altri o per necessità contingenti. Affrontare un nuovo ambiente, un nuovo spazio da abitare, può provocare angoscia, proprio perché il processo di investimento affettivo in questa età avviene con maggiore difficoltà e lentezza. Talvolta può apparire difficilmente comprensibile la dinamica tra l’attaccamento alla propria abitazione e le possibili difficoltà quali assenza di servizi o presenza di barriere architettoniche, ma continuare a vivere nel medesimo posto permette di mantenere le stesse abitudini e le medesime relazioni sociali, in una prospettiva di continuità tra passato e futuro. L’attaccamento ai luoghi nelle persone anziane costituisce infatti un processo fondamentale, e poter continuare a mantenere il rapporto con il proprio ambiente di vita diventa un modo per narrare e conservare integre la storia e l’identità personale. Rimanere ad abitare nella propria abitazione permette di mantenere le relazioni sociali già consolidate e, considerando che l’anziano vive in una continua dialettica tra autonomia e insicurezza, il radicamento socio-fisico al luogo gioca un ruolo determinante. Nella realtà della condizione anziana, quindi, le relazioni, di qualsiasi natura siano, sono di fondamentale importanza, anche all’interno dell’espressione “invecchiamento attivo”, o active aging, adottata per la prima volta nel 2002 dall’Organizzazione mondiale della sanità, con cui si esprime un concetto di invecchiamento che ottimizza le possibilità di salute, partecipazione e sicurezza al fine di migliorare la qualità di vita in questa fascia della popolazione. È un approccio all’invecchiamento che si basa sul riconoscimento dei diritti delle persone anziane e dei principi di indipendenza, partecipazione, dignità e realizzazione personale, che non vede più l’anziano come un soggetto esclusivamente passivo, contrastando le rappresentazioni di una vecchia esclusivamente come contenitore di malattia.