La famiglia d'origine mi piace una tutta mia? forse più tardi

Renato Mion

Così rispondono oggi i giovani davanti alla prospettiva di assumere delle proprie responsabilità. Il risultato? Cambiano le relazioni tra padri e figli.

Negli anni ’70 il rapporto tra i giovani e la famiglia era piuttosto critico. La progettualità dei giovani era almeno a parole, rivolta al di fuori dell’ambito familiare: la famiglia era il luogo dell’autorità, della mancanza di libertà, era un vincolo ed un ostacolo alla propria autorealizzazione. Il grado di conflittualità con i genitori era elevato poiché essi rappresentavano la società tradizionale da cui i giovani volevano emanciparsi. Oggi, a venticinque anni di distanza, questa immagine di famiglia sembra essersi completamente trasformata. La relazione tra i genitori e figli è cambiata radicalmente. Le ricerche sociologiche evidenziano alcune trasformazioni degne di nota: sembra aumentare il livello di dialogo tra genitori e figli; sembra diminuire la conflittualità tra figli e genitori; aumenta la libertà concessa ai figli dai genitori; diminuisce il controllo diretto sulle loro attività; la relazione genitori/figli sembra diventare più democratica, più simmetrica, più paritaria; diminuisce la responsabilizzazione dei figli in relazione ai doveri familiari; aumenta il sostegno affettivo dei genitori nei confronti dei figli e dei figli rispetto ai genitori; si prolunga la permanenza dei figli in famiglia, anche se trentenni. In altre parole potremmo dire che i giovani vedono nella famiglia il luogo fondamentale dove poter trovare un riconoscimento di se stessi. Più di un tempo sentono di venire apprezzati come persone proprio all’interno della famiglia. Possono discutere dei loro problemi, confidarsi, possono intervenire nelle decisioni e mantenere uno spazio di autonomia piuttosto elevato.


  • I rapporti esterni
    I rapporti esterni, extra-familiari, vengono spesso valutati a partire dalle relazioni che si hanno in famiglia: le figure degli adulti e degli educatori, per essere apprezzate, devono avvicinarsi al modello familiare. Sembra davvero che la famiglia sia diventata per i giovani la risorsa principale per costruirsi una identità, una immagine ideale di società. I conflitti con i genitori vengono vissuti prevalentemente come differenza di opinione, non come vero e proprio scontro. Del resto i giovani dichiarano di ricevere molto dalla famiglia sia in termini di sostegno emotivo che in termini di aiuto economico.


  • Un patto generazionale Se tutto ciò rappresentasse la realtà delle cose, potremmo veramente dire che è nato un nuovo patto tra generazioni, fondato sulla comprensione e sulla reciprocità. In realtà se si osservano più da vicino le relazioni tra genitori e figli emergono importanti ambivalenze problematiche. È certamente vero che in famiglia aumenta il dialogo e diminuisce la conflittualità, ma ciò sembra avvenire sulla base di una certa superficialità degli argomenti trattati. Spesso genitori e figli parlano insieme, ma parlano lingue diverse, credono di capirsi, ma usano codici di comunicazione diversi. La comunicazione è complessivamente buona ma aumentano le distanze simboliche cognitive (sono il 5% i giovani che hanno genitori con un titolo di studio più elevato del loro): i giovani sono molto più informati dei loro genitori, anche se si tratta di informazione televisiva, non sempre di gran qualità. Sembra che i giovani rinuncino a scontrarsi con i genitori sui temi importanti; preferiscono lasciar perdere oppure rifugiarsi nel silenzio. Si sentono lasciati soli soprattutto davanti ai grandi temi della vita: i temi politici, la religione e i rapporti con l’altro sesso. La comunicazione è più rivolta ai problemi quotidiani, alla routine, che alle scelte importanti. E noi adulti abbiamo spesso la paura di intervenire, di accostarci, di renderci disponibili all’ascolto. I genitori sono presenti soprattutto nel sostegno affettivo, meno in quello normativo. Sono i grandi consolatori e certe volte i confidenti, specialmente la madre. Si nota invece una forte assenza del padre meno capace di interrogare profondamente i figli. È la madre la figura di riferimento della famiglia, mentre la figura paterna sembra perdere di spessore e certe volte anche di autorevolezza. I giovani dichiarano di non sentirsi particolarmente stimolati e di non ricevere sufficienti consigli per l’aspetto progettuale della vita. Inoltre molti vivono la famiglia come un vincolo per l’inserimento nel mondo degli adulti: la famiglia è un ambito di relazioni calde, affettive che tende a chiudersi in se stessa.

  • Relazioni paritarie La relazione tra genitori e figli è più paritaria e simmetrica di un tempo, ma ciò non è sempre valutato positivamente dai giovani. I giovani sembrano chiedere agli adulti di essere più genitori e meno amici. È necessaria la figura dell’adulto che ha già fatto strada e lancia verso una maggiore responsabilità. Vorrebbero genitori autorevoli, persone che aiutano nella crescita, mentre molte volte trovano soltanto adulti incerti, compagni di viaggio non meno confusi di loro. Si fa avanti una nuova simbiosi tra genitori e figli. La famiglia diventa il luogo di protezione dal mondo esterno, lo strumento per poter mantenere uno stile di vita molto elevato, il “campo base” da cui partire per sperimentare il mondo sapendo di poter in ogni momento tornare (“reversibilità”). Ed è proprio in questo campo che emergono le ambivalenze più forti. Infatti quando i giovani dicono “famiglia” pensano prevalentemente ad un campo di relazioni intime, a relazioni espressive, paritarie, libere: pensano a nuovi modelli di relazioni piuttosto diversi da quelli dei loro genitori. I giovani tendono a formare una famiglia sempre più tardi: il matrimonio è per loro il punto di arrivo di una lunga esperienza relazionale col partner che un progetto di vita con i suoi naturali rischi. I valori a cui si riferiscono sono sempre più quelli più vicini, del mondo privato, dell’affettività, del sentimento, del sostegno reciproco, della libertà personale, della parità dei ruoli.

  • Calcolare la libertà Gli aspetti di responsabilizzazione più ampia, di sacrificio in vista di, generatività e progettualità, sembrano essere messi tra parentesi (non è che vengano rifiutati, semplicemente vengono “narcotizzati”) oppure vengono esaltati in termini proiettivi, ben sapendo che in realtà ci si comporterà in modo diverso. Infine recenti ricerche qualificative hanno evidenziato che mentre per le generazioni passate la famiglia rappresentava l’approdo a una maggiore libertà: - fare famiglia era il modo legittimo attraverso cui si entrava a far parte della società degli adulti -, oggi i giovani pensano piuttosto che formarsi una famiglia procurerà loro minori libertà. La famiglia, come progetto personale, è sempre più rappresentata come un vincolo alla propria volontà di sperimentare e di rimanere liberi. L’amore di coppia, come modello simbolico, è diventato più una specie di contratto rescindibile che un progetto di vita cui rimanere fedeli.