Figli di una società che non educa dove sono dovere ideali impegno?

Luigi Secco Università di Verona

Non deve meravigliare la sfasatura tra esigenze e risposte all’origine del disagio giovanile. Nell’attenzione a chi cresce esistono carenze gravi da parte delle istituzioni e incapacità della scuola e della famiglia.

Per poter riflettere con fondamento sulle carenze educative, occorre aver chiaro quali sono le esigenze (anche quelle inconsce) dei giovani d’oggi, tenuto conto che talune sono dovute all’età che sale ed altre alla società che crea nuove istituzioni. L’analisi dei bisogni e le relative risposte educative devono fare i conti col fatto nuovo del prolungamento del tempo della condizione giovanile e col variare della cultura, sociologicamente intesa, cui si deve aggiungere il continuo cambiamento della richiesta di competenze professionali. Per tali motivi non meraviglia il verificarsi di sfasature tra esigenze e risposte ed il conseguente disagio giovanile. Non si pensi tuttavia che per ragione dei mutamenti l’educazione giovanile manchi di qualsiasi fondamento pedagogico plausibile. La realtà giovanile offre, anche quando nasconde, elementi che si rincorrono tra il costante ed il mutevole. Occorre saper leggere, secernere e adeguare i sistemi educativi al variare delle sensibilità individuali e al variare delle situazioni sociali. Dovremo, pertanto, interrogarci: a) sull’educabilità del giovane d’oggi, particolarmente in considerazione del tempo lungo che egli passa nella famiglia d’origine; b) sull’adeguatezza delle istituzioni educative ad affrontare le specifiche esigenze; c) sull’esistenza o meno di apporti da parte di quella che fu chiamata la “società educante”.

  1. L’educabilità giovanile. Oggi si entra sempre più presto nell’adolescenza e se ne esce sempre più tardi. Sarà questo un tempo più fruttuoso per l’educazione? Se l’adolescenza è un autentico problema da risolvere, il suo traguardo è la maturità. Se, al contrario, così non fosse, ci troveremo nell’eterna giovinezza. Invecchiare sarebbe una malattia; così, allora, il rapporto col tempo andrebbe vissuto su di un modello giovanile: quello dell’istante che dura e non su quello della temporalità; ciò che conta è il momento, l’immediato vissuto sul registro della novità permanente; è il vivere nell’incompiutezza e scegliere il non impegno; l’idea di dover scegliere o di impegnarsi angoscia talmente che si differisce il più lontano possibile questa scadenza. Riteniamo che la pubertà, l’adolescenza e la post-adolescenza sono i tre tempi di un processo identico e contemporaneamente differenziato secondo le tappe. Al nostro discorso interessa in particolare questo terzo momento in cui l’individuo deve: fare fronte alla presa di coscienza di sé e dei suoi limiti; impegnare una relazione positiva con la realtà; entrare in un lavoro di stabilizzazione delle funzioni psichiche. Si richiede, pertanto, che il sistema educativo si apra a queste esigenze e se ne faccia carico. Tuttavia non sempre siamo di fronte a problemi di ritardo nella loro risoluzione, eppure, visto che la relazione familiare è armoniosa e che le vicende del mondo esterno sono impegnative, taluni preferiscono prolungare la loro esistenza presso i loro genitori. Possiamo, in questo caso parlare di maturità non ancora raggiunta? Quali sono i compiti dei genitori per rendersi utili ai loro figli che piegano verso questo rinvio degli impegni coniugali?

  2. Carenze educative. In questa analisi preferiamo soffermarci più che sulle istituzioni adeguate o in crisi o mancanti, sui contenuti dell’educazione. Ne rileviamo alcuni.
    1. Scarsa educazione alla doverosità. L’esaltazione della mentalità centrata sul proprio Io, porta l’individuo a sganciarsi da impegni sociali anche istituzionali; porta, pure, alla ricerca del piacere, del godimento cosicché il soggetto non sopporta come cosa evidente la rinuncia richiesta dal lavoro e dalla vita comunitaria.
    2. Carenza di attribuzione di valore ai significati del vivere e dell’operare. Ciò porta all’incapacità di valutare, di soppesare i valori e di orientarsi nella vita.
    3. Carenze di idealità come obiettivi e mete da conseguire: occorre superare la confusione concettuale sul piano educativo del pluralismo. Il pluralismo non è un criterio per la condotta di vita e per l’educazione: è necessario che l’individuo sappia scegliere; occorre fornire stimoli per farsi attivi vincendo la tentazione di vivere comodamente a spese degli altri.
    4. Povertà di convincimenti etici, religiosi, politici, ecc. La loro presenza consentirebbe di raggiungere il più alto livello dell’educazione che è quello di essere capaci di condurre una vita responsabile.
    5. Una concezione distorta dell’educazione alla criticità. La capacità critica non può portare alla diffidenza e scoraggiare quelle scelte che portano con sé aspetti di pro e contro. C’è sempre il rischio per cui occorre educare al saper decidere.
    6. Eccessiva esaltazione della libertà. Essa porta alla carenza di capacità di legarsi sul piano dei sentimenti e degli affetti stabili.

  3. La “società educante”.
    1. Il giovane di oggi è sempre più figlio della società e sempre meno dei suoi educatori. Se questa è un’affermazione paradossale, essa, però, richiama la nostra attenzione ad andare oltre le esigenze soggettive della personalità giovanile per farci attenti alla realtà socio-ambientale.
    2. L’educazione specie scolastica deve uscire dal puramente contemplativo per abilitare il giovane in attività operative costruttive di una personalità più completa ed aperta a scelte plurime.
    3. L’esaltazione del sesso, separato dall’amore, sta sconvolgendo i sentimenti e gli impegni giovanili.
    4. L’apatia provocata dall’esaltazione del facile e bello irreale, spegne la voglia di vivere.
    Può la società rigenerarsi in questi ed altri aspetti della vita per farsi autenticamente educante? Alle carenze di sopra descritte dovranno por rimedio la famiglia meglio sostenuta, la scuola meglio impostata ed una società più seria, almeno per ciò che da essa rifluisce sul piano educativo.