I giovani e la scuola il benessere psico-fisico comincia già sui banchi

Luciano Corradini Università di Roma

L’esperienza del Progetto ’93 insegna che educando gli studenti a progettare si fa riscoprire il senso dell’impegno e dell’esistenza.

Nel 1973-’74 il dibattito scolastico era caratterizzato da termini quali: comunità, comunità educante, educazione permanente (cfr. Rapporto Faure), mentre oggi, si parla di pluralismo culturale... La scuola offre o dovrebbe offrire risposte ai giovani portatori di bisogni. Si tratta di prende­re atto delle situazioni di carenza e cercare di leggerle, interpretarle, capirle. In particolare, ho individuato come situazione negativa oggi il disagio, a cui si può dare risposta con l’educazione alla salute, cioè ad uno stato di benessere psico-fisico-mentale-morale; la sessua­lità, come tensione positiva verso la completezza e le differenze che si integrano, valorizzano; lo sviluppo individuale dei popoli; la solidarietà; lo studio; la scuola... Come ha insegnato l’esperienza del Progetto Giovani ’93, si tratta di educare gli studenti a produrre, progettare, proteggere, cioè a far capire l’importanza di aiutare qualcun altro, così da trovare nell’impegno, nell’azione, nello sperimentarsi, il senso esistenziale. Da questo punto di vista la scuola dovrebbe facilitare la comunicazione, il dialogo, sia pure a certe condizioni, che, comunque, vanno accettate, poiché, diversamente, non ci potrebbe es­sere comunicazione. La scuola dovrebbe configurarsi come un servizio alla persona, una comunità per una rige­nerazione culturale e civile, per trasmettere ed anche elaborare cultura. Lo Stato, il ministero della pubblica istruzione, la scuola, gli insegnanti, gli adulti, devono dare retta ai ragazzi ed impegnarli ad essere soggetti e partecipi, come del resto loro stessi in questi ultimi mesi hanno espresso disponibilità, poiché si può obbedire di più ad una norma se si è offerto contributo alla sua elaborazione.